L’Assemblea Costituente poteva, ma non avrebbe dovuto fare la rivoluzione. Era facile, bastava limitarsi alle cose su cui molti erano concordi: eguaglianza di fronte alla legge per tutti i nobili o no, imposte pagate equamente da tutti, possibilità di accedere ad ogni carica per tutti, e non due pesi e due misure.Napoleone diceva: perché distruggere la nobiltà? Non c’è paese senza nobiltà. E che significato ha la nobiltà senza privilegi? Concedere il piacere di portare un titolo… D’altronde, che cosa può distinguere gli uomini fra loro? Il denaro? Ma allora i negozianti ed i fornitori sarebbero i primi personaggi dello Stato, e questo è ridicolo e patetico.

La Rivoluzione Francese aveva abolito la nobiltà come struttura sociale dotata di privilegi feudali, economici e giuridici, l’Imperatore aveva creato una nobiltà impostata sul merito. Fu istituito il titolo di Principe, spettante ai grandi dignitari dell’Impero, poi vennero creati diversi Ducati per dividere in modo snello l’amministrazione dell’Impero.

Tali feudi erano ereditari. Il titolo di Conte, riservato ai Ministro, Senatori, Consiglieri di Stato a vita, Presidenti del Corpo Legislativo, Arcivescovo,
di Barone ,riservato ai Procuratori Generali, ai Presidenti dei Collegi Elettorali, ai Presidenti Delle Corti di Appello, ai Vescovi e ai sindaci di alcune città. Ai prefetti ed ai militari, i titoli di Conte e Barone potevano essere accordati secondo il merito.Venne istituito il titolo di Cavaliere dell’Impero ereditario.

Non vennero, al contrario, rinnovati i titoli di Marchese e di Visconte perché erano quelli che ricordavano l’odiato Ancien Regime. I titoli erano in linea di principio personali, in alcuni casi potevano diventare ereditari ,solo se l’insignito costituiva un maggiorasco, in grado di portare degnamente il titolo; la successione, in tal caso ,era riservata al primogenito maschio, eccetto per gli arcivescovo ed i vescovi a cui spettava rispettivamente il titolo di conte e barone.L’Imperatore ai Generali e ai predetti che si fossero distinti nelle loro azioni garantiva titoli nobiliari abbastanza alti. Durante il periodo Napoleonico fu abolito la struttura della feudalità nell’Italia meridionale.

Dobbiamo ammettere che la convivenza fra vecchia aristocrazia e nuova nobiltà non fu tollerata, perché si vedeva scavalcata nel potere giudiziario e militare da questa nuova nobiltà di estrazione prettamente borghese. Nell’Italia del Sud i titoli furono mantenuti come nell’antica nel
Nobiltà dal Principe, Duca, Marchese, Conte, Barone, dalla primogenitura e nella linea collaterale fino al quarto, e si ripristinò il titolo di Marchese, cosa che Napoleone non aveva fatto.

Si può concludere che la nobiltà napoleonica differiva da quella tradizionale, perché la provenienza burocratico, militare e quindi di estrazione prettamente borghese.

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Sono il Principe Duca Roberto d'Amato Zaffiri dei Paleologo di Teschen

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