Questo processo si pose al di fuori di quella feudale la cui nomina poteva essere imperiale e reale. Nei comuni nel 1200-1300, l’affermazione di una classe dirigente d’élite che voleva il monopolio della cosa pubblica, teso a gestire il diritto esclusivo di compartecipazione al governo cittadino.
Questi soggetti nobili e appartenente alle persone più benestanti della città, sovente, non avevano un origine reale o dell’autorità Sovrana. Possiamo affermare che il fenomeno della nobiltà Civica e Patriziale, fu diverso a seconda dell’importanza del Comune.

La Consulta araldica del Regno d Italia, allorché questa si trovò ad uniformare per tutto il Regno situazioni che variavano da Comune a Comune.Molti di questi nobili o Patrizia cittadini che si solito avevano il titolo ereditario si sposavano con donne che avevano ricevuto il titolo feudale, cioè dal Sovrano.

I mezzi di prova che la Consulta araldica adottò per accertare la nobiltà civica et Patriziale furono i seguenti: la vita da nobile che aveva condotto, la considerazione che ogni membro della Nobiltà cittadina e Patriziale riservava a tale soggetto ,il possesso di uno Stemma o Arma, la genealogia e le alleanze familiari, specie con famiglie di nobiltà titolata Alla fine era un ceto dirigente che ne accettava la nobiltà e la regolamentava istituendo i relativi Libri d Oro.

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