Se vogliamo ricercare l’epoca di maggior splendore dell’impero romano possiamo individuarla in un contesto ben preciso: il regno di Traiano. Mai, come in questo periodo la potenza di Roma è stata al suo apice, per conquiste territoriali e culturali. L’influenza di Roma nel I sec. d.C. raggiunge con l’imperatore Traiano la sua massima espansione grazie alle felici campagne militari che egli stesso aveva già intrapreso come generale delle legioni dell’est sotto il suo predecessore Nerva del quale era figlio adottivo e legittimo erede.

E’ stato il primo imperatore ad avere origini provinciali, egli infatti era originario dell’Hispania Baetica, l’attuale Andalusia. Ottimo militare e popolare comandante succedette a Nerva dopo appena un anno dell’impopolare regno di questo. Impegnato però nelle campagne militari in Dacia non volle abbandonare il comando delle sue legioni e rimandò l’investitura a dopo la vittoria della guerra. Con Traiano come anzidetto, Roma conobbe la sua massima espansione con l’annessione dei territori dell’Armenia, Assiria e Mesopotamia, subito poi perdute, ma anche del regno di Nabatea e della Dacia. La celebrazione per quest’ultima vittoria fu celebrata con l’erezione della grande Colonna Traiana, tutt’ora in piedi al centro dei fori imperiali nella città di Roma.

Quasi quaranta metri sui quali Traiano volle scolpire la vittoria su Decebalo, re dei daci. Ciò che è più interessante è che la maggior parte di quello che sappiamo delle tecniche, delle tattiche e delle armi dell’esercito romano è giunto sino ai nostri tempi grazie proprio alla Colonna Traiana. Le sculture, un tempo finemente colorate e impreziosite da stucchi dorati e vere e proprie piccole riproduzioni in bronzo di armi, ci offrono una fotografia chiara e dettagliata di quello che era il grande esercito romano nel periodo del suo massimo splendore. Le legioni, composte dalle coorti, a loro volta divise in centurie furono alla base, per tecnica, logistica ed organizzazione di comando, ai nostri moderni eserciti ed, in alcuni casi, forse meglio organizzate.

I successi in Dacia ottenuti da Traiano sono il frutto di un rigido addestramento, di una ferrea disciplina e di un senso comune di appartenenza a Roma. La possibilità di spostare in breve tempo contingenti di 50.000 unità la si deve ad una logistica ancor oggi invidiata da ogni civiltà: ogni legionario percorreva ogni giorno una media di 35km con un peso , compreso di armamento ed effetti personali di circa 30kg. Ma la straordinaria organizzazione dell’esercito romano la si carpisce quando si tratt di allestire il campo. Ogni giorno dopo la marcia in poco più di due ore gli uomini delle legioni riuscivano a costituire dal nulla un piccolo forte cinto da palizzate grazie alla peculiare organizzazione delle mansioni. Un campo di perfetta forma quadrata cinto da un fossato e da terrapieni costellati da punte acuminate che racchiudeva le tende dei soldati disposte in una griglia intersecata dalle due strade principali del campo.

Al centro era situato il cuore del campo, il centro di comando. Questi campi, come nascevano, venivano smontati il giorno successivo, ma sono stati poi il modello di base sulle quali si sono fondate tutte le città romane nelle province. Gli insediamenti romani hanno la caratteristica infatti di riprendere le geometrie e l’organizzazione del campo militare romano. Quelle che prima erano le due strade principali dell’accampamento diventavano il “cardo” e il “decumano” della città e il centro di comando veniva sostituito con il foro, centro politico e culturale della città romana. Diversi esempi di città sorte dallo schema romano le possiamo trovare ancora oggi in Italia come la città di Torino, Milano, Vicenza, ecc…

Ciò che la Colonna Traiana ancora ci racconta riguarda le armi utilizzate, il gladio romano e lo scudo rettangolare, sono ancora oggi presenti nella nostra società sotto forma di scudi e manganelli nelle forze di polizia, che ancora oggi utilizzano le stesse tattiche dell’esercito romano di 1900 anni fa. Ogni legionario indossava un armatura che era il concentrato dell’hi-tech dell’epoca, un’unica taglia poteva adattarsi a qualsiasi corporatura grazie alla regolazione di apposite cinghie. Tale armatura dava una buona difesa dai fendenti nemici ma anche una buona agilità perché composta da lastre di metallo snodabili e sapientemente agganciate da cinghie in cuoio. Oltre alla cavalleria poi avremmo potuto vedere, in un campo di battaglia, quella che oggi si potrebbe definire come l’antenata dell’artiglieria, composta da catapulte e balliste che avevano gittate superiori anche ai cannoni di epoca napoleonica e potevano colpire con i loro dardi fino a 600/700 metri.

Grande importanza veniva data al vettovagliamento delle legioni: i viveri componevano il centro dello schieramento in marcia ed erano solitamente difese dalle unità veterane e meglio preparate. Il cibo doveva essere abbondante e sostanzioso, la portata principale del legionario era composta da pane e legumi, utili per mantenere in forze il personale, ma non mancava la carne, la frutta e soprattutto il vino e la birra. L’esercito romano fu anche il primo esercito a capire la necessità di evitare il più possibile le amputazioni ed incentivare le cure.

Fu il primo esercito dotato di un contingente permanente di medici dediti al rimettere in sesto il prima possibile i feriti meno gravi ed a cercare di salvare quelli più gravi. Le amputazioni, come detto, venivano evitate il più possibile ma quando era necessario i medici procedevano con la somministrazione di anestetici a base di oppio e procedevano preventivamente con il chiudere le arterie interessaste dall’amputazione, tecnica e maestria che ritroveremo solo parecchi secoli dopo con i medici impegnati nel primo conflitto mondiale del 1915-1918.

Sono questi capitoli poco conosciuti dell’epoca d’oro dell’impero romano ma che ci danno la chiave per riuscire a comprendere il successo di tante conquiste ad opera dei generali delle legioni e dell’aura di efficienza e di invincibilità che le hanno caratterizzate rendendole leggendarie fino ai giorni nostri.

 

Pettenuzzo Nicolas

Conte di San Nicola, Cavaliere Nobiliare di San Nicola e della Repubblica di San Marco

 

 

 

 

 

 

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